martedì 27 luglio 2010

Dove è finito il made in italy...?




















La newco del mondo libero
pubblicato in Il Manifesto a cura di Alessandro Robecchi

Grazie alle nostre talpe nella sede centrale Fiat, a Detroit, siamo giunti in possesso dei futuri piani di sviluppo dell’azienda americana. Eccoli.
La Fiat Lapa, burinissima e riconoscibile dai tatuaggi sulle portiere, verrà prodotta nel Borneo meridionale. L’accordo prevede sgravi fiscali per i prossimi duemila anni ad aziende guidate da figli di scrittori imbolsiti il cui nome cominci per E e finisca per lkann. Per ogni operaio assunto, il governo darà alla Fiat l’equivalente di ottomila dollari in banane. Marchionne si è mostrato interessato. Il Corriere della Sera ha lodato la maturità dei sindacati locali.
La Fiat Kakka, la monovolume di forma cilindrica allungata, sarà prodotta in Corea del Nord. I sindacati nordcoreani sono entusiasti per il salto di qualità salariale dei loro iscritti: “Una banana al mese per una famiglia nordcoreana è come vincere al totocalcio”. I turni di lavoro di 32 ore consecutive con una pausa per il bagno di ventisei secondi sono considerati lussi occidentali, “esagerati” secondo La Stampa di Torino
La Fiat Sòla, la macchina sportiva per fughe veloci, si produrrà molto probabilmente in Brasile. Il governo si impegna a fornire alla Fiat sgravi fiscali, soldi in contanti per ogni operaio assunto e incentivi per tutti i manager con la panza che si presentino in maglione anche se ci sono 54 gradi all’ombra. Tutto in anticipo, così quando Fiat dirà che non se fa più niente, avrà già incassato un discreto gruzzoletto e potrà annoverare la Fiat Sòla tra i suoi successi.
La Fiat Panda. Dovevano farla a Pomigliano, ma disgraziatamente il sindacato non è collaborativo come quello di Pyongyang. In linea con lo stile Fiat, chiuderà anche Mirafiori e il nuovo modello si costruirà in Serbia, con un nuovo nome. Si chiamerà Fiat Rappresaglia: per ogni macchina costruita si licenzieranno quattro lavoratori italiani. I rastrellamenti sono già cominciati a Termini Imerese e risaliranno la penisola nei prossimi mesi.

mercoledì 24 marzo 2010

RAI PER UNA NOTTE IN ABRUZZO



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In piazza in Abruzzo

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giovedì 18 marzo 2010

ELSA MORANTE SU MUSSOLINI


Roma 1° maggio 1945
Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia. 
Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica Sociale. 
Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine. 
Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).
Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi.

Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. 
Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani). 
Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto. 
Mussolini,uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine. 
In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano. 
Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo. 
Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.

Elsa Morante, Opere, vol. I, Mondadori (Meridiani), Milano 1988, L-LII

venerdì 12 marzo 2010

"EVERYONE" group for international cooperation on human rights culture

Il Commissario Onu per i Diritti Umani affronta il tema della repressione dei migranti
Friday, March 12, 2010, del Gruppo EveryOne


Roma, 11 marzo 2010. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, sempre durante l’intervento in Commissione Diritti Umani al Senato, ha criticato senza mezzi termini l'uso dei militari per pattugliare le città, l'istituzione delle ronde e la persecuzione dei clandestini, stigmatizzando in ogni parte il famigerato pacchetto sicurezza:
"Continuo ad essere preoccupata quando il pacchetto sicurezza rende lo status di clandestinità un'aggravante per chi commette un crimine comune e favorisce discriminazione, i trattamenti inumani e degradanti, le violenze etniche". La signora Pillay ha affrontato anche gli ultimi episodi di violenza nel meridione contro i migranti, chiedendo "alle Istituzioni italiane di assicurare urgentemente alla giustizia i responsabili di tali abusi e di assumere misure atte a evitare il ripetersi di simili eventi".
Oggi Navi Pillay incontra il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta mentre domani visiterà due campi Rom e il Cie di Ponte Galeria (anche se vi sono voci secondo cui le autorità trovano più conveniente dirottare la visita presso un altro centro).


L'Alto Commissario per i Diritti Umani manifesta preoccupazione per la situazione dei Rom e dei migranti in Italia

Roma, 11 marzo 2010 (ASCA). ''Preoccupazione'' per le politiche italiane in tema di immigrazione e ''allarme per il ritratto, spesso assai negativo, che degli immigrati e dei Rom è fornito da alcuni rappresentanti dei media, politici e altre autorità''.
Così Navi Pillay, Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, è intervenuta alla Società italiana per l'Organizzazione Internazionale, Sioi, chiudendo la sua visita a Roma. In particolare, Pillay ha riassunto i due giorni trascorsi in Italia a partire dall'invito in Senato del Presidente della Commissione per i diritti umani Pietro Marcenaro, al discorso fatto all'Università Lateranense, fino agli incontri avuti con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il ministro dell'Interno Roberto Maroni, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta; il Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini; e infine, poco fa, il ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini.
''Questa mattina - ha raccontato l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani - ho visitato due campi Rom alla periferia di Roma, in Via Candoni e Via Marchetti, e il Centro di Identificazione ed Espulsione a Ponte Galeria. Tali visite mi hanno fornito uno spaccato di alcune delle realtà correlate a due delle principali problematiche sollevate durante i miei colloqui con il Governo, ovvero la situazione oggi in Italia delle minoranze, degli immigrati e dei richiedenti asilo''.
Le principali fonti di preoccupazione riguardanti gli immigrati, ha ribadito Pillay, ''che ho trasmesso ai ministri che ho incontrato nel corso di questa visita, sono la politica di respingimento in mare. Benché non vi siano manifestazioni dell'applicazione di questi metodi negli ultimi mesi, questa politica non è stata revocata. Molte delle disposizioni del 'Pacchetto Sicurezza', in particolare la criminalizzazione dell'immigrazione che rende l'ingresso e la permanenza in clandestinità un reato, e che rende lo status irregolare di un migrante una circostanza aggravante per reati comuni''.
Di conseguenza, ha proseguito, ''donne, bambini e uomini, che, in base al diritto internazionale, non hanno commesso alcun tipo di reato, talvolta trascorrono più tempo in detenzione rispetto a veri e propri criminali che sono stati condannati''.
Inoltre, ha aggiunto Pillay, ''ho anche espresso grande preoccupazione per la politica attuata dalle autorità di trattare questioni relative a immigrati e Rom principalmente come un problema di sicurezza piuttosto che una questione di integrazione sociale. Riguardo ai Rom, ho sottolineato i loro diritti umani fondamentali, quali l'accesso all'assistenza sanitaria e all'educazione, specialmente per coloro che vivono in insediamenti non autorizzati. Infine ho espresso preoccupazione rispetto al ricorso eccessivo a misure repressive quali la sorveglianza da parte delle forze dell'ordine e gli sgomberi forzati''.
Il terzo principale messaggio, ha concluso l'Alto Commissario dell'Onu, ''che ho trasmesso durante questa mia visita è l'importanza di creare un'istituzione nazionale per i diritti umani''.

mercoledì 20 gennaio 2010

«Avatar» secondo George Monbiot, genocidio calcolato


Articolo apparso martedì 12 gennaio 2010 su The Guardian.

Stucchevole, forse. Ma Avatar è un film profondo, importante e che dà da pensare
di George Monbiot

Avatar, lo strepitoso film in 3-D di James Cameron, è profondo e al tempo stesso profondamente insulso. Profondo perché, come la maggioranza dei film sugli alieni, è una metafora sul contatto fra culture diverse. Ma in questo caso la metafora è cosciente e precisa: questa è la storia dello scontro fra gli Europei e le popolazioni native dell’America. È anche profondamente insulso perché architettare un lieto fine richiede un impianto narrativo così stupido e prevedibile da far perdere di vista il pathos intrinseco del film. La sorte dei nativi americani è molto più aderente a quel che la storia racconta in un altro recente film, The Road, nel quale i sopravvissuti fuggono in preda al terrore, votati come sono all’estinzione.
Ma questa è una storia che nessuno vuole sentire, poiché rappresenta la sfida al modo in cui noi scegliamo di essere noi stessi. L’Europa è stata massicciamente arricchita dai genocidi nelle Americhe; e sui genocidi si fondano le nazioni americane. Questa è una storia che non possiamo accettare.
Nel suo libro American Holocaust, lo studioso statunitense David Stannard documenta i maggiori episodi di genocidio di cui il mondo abbia mai avuto conoscenza (1). Nel 1492, nelle Americhe vivevano all’incirca 100 milioni di nativi. Alla fine del XIX secolo, quasi tutti erano stati sterminati. Molti di loro erano morti a causa delle malattie. Ma l’estinzione di massa era stata accuratamente progettata.
Quando gli Spagnoli arrivarono nelle Americhe, descrissero un mondo che difficilmente avrebbe potuto essere più diverso dal loro. L’Europa era devastata dalle guerre, dall’oppressione, dalla schiavitù, dal fanatismo, dalle malattie e dalle carestie. Le popolazioni che gli Spagnoli incontrarono erano sane, ben nutrite, pacifiche (con qualche eccezione come gli Aztechi e gli Inca), democratiche ed egalitarie. Da un capo all’altro delle Ameiche i primi esploratori, compreso Colombo, sottolinearono la straordinaria ospitalità dei nativi. I conquistadores furono affascinati dalle costruzioni mirabili — strade, canali, edifici — e alle opere artistiche che trovarono laggiù, e che in alcuni casi superavano di gran lunga qualsiasi cosa essi avessero mai visto in patria. Niente di tutto questo li trattenne dal distruggere tutto e tutti sul loro cammino.
La mattanza ebbe inizio con Colombo. Fu lui a massacrare la popolazione di Hispaniola (ora Haiti e Repubblica Dominicana) servendosi di mezzi incredibilmente brutali. I suoi soldati strappavano i bambini dalle braccia delle madri e ne spaccavano la testa contro le rocce. Davano in pasto ai loro cani da guerra bambini vivi. Una volta impiccarono 13 Indiani in onore di Cristo e dei suoi 12 apostoli, «ad un patibolo lungo, ma abbastanza basso da permettere alle dita dei piedi di toccare il terreno evitando lo strangolamento […]. Quando gli indiani furono appesi, ancora vivi, gli spagnoli misero alla prova la loro forza e le loro spade, li squarciarono in un solo colpo facendo fuoriuscire le interiora, e c’era chi faceva di peggio. Poi gettarono intorno della paglia e li bruciarono vivi» [cit. da Bartolomé de Las Casas, History of Indies, trad. e cura di Andree Collard, Harper&Row, New York 1971, p. 94, in: David E. Stannard, Olocausto americano. La conquista del Nuovo Mondo, Bollati Boringhieri 2001, p. 136 — nota mia].
Colombo ordinò che tutti i nativi consegnassero un certo quantitativo di oro ogni tre mesi: ogni volta che qualcuno non lo faceva, gli venivano mozzate le mani. Nel 1535 la popolazione nativa di Hispaniola era passata da 8 milioni a zero: una parte delle perdite era dovuta alle malattie, una parte alle uccisioni, ma la maggioranza era dovuta alla morte per fame.
I conquistadores dispiegarono la loro missione civilizzatrice nell’America centrale e meridionale. Quando non riuscivano a rivelare dove fossero nascosti i loro mitici tesori, gli indigeni venivano frustati, impiccati, affogati, squartati, sbranati dai cani, sepolti vivi o bruciati. I soldati tagliavano i seni delle donne, rimandavano i nativi ai loro villaggi con le mani e i nasi mozzati appesi attorno al collo a mo’ di collana, e cacciavano con gli Indiani con i loro cani per sport. Ma moltissimi vennero uccisi dalla schiavitù e dalle malattie. Gli Spagnoli scoprirono che era più conveniente far lavorare gli Indiani fino alla morte e poi rimpiazzarli, piuttosto che tenerli vivi: l’aspettativa di vita nelle miniere e nelle piantagioni andava dai tre ai quattro mesi. Nel giro di un secolo dal loro arrivo, circa il 95% della popolazione dell’America Centrale e Meridionale era stata annientata.
Nel corso del XVIII secolo, in California, gli Spagnoli sistematizzarono questo sterminio. Il missionario francescano Junipero Serra impiantò una serie di “missioni”: si trattava in realtà di campi di concentramento che utilizzavano il lavoro degli schiavi. I nativi erano raggruppati a forza in squadre e fatti lavorare nei campi, con un quinto delle calorie concesse agli schiavi afro-americani nel XIX secolo. Morivano di stenti, di fame e di malattia con spaventosa rapidità, e venivano continuamente rimpiazzati liquidando così le popolazioni indigene. Junipero Serra, l’Eichmann della California, è stato beatificato dal Vaticano nel 1988. Adesso gli manca soltanto di aver operato un miracolo per essere fatto santo (2).
Mentre gli Spagnoli erano guidati soprattutto dall’avidità e dalla brama di oro, gli Inglesi che colonizzarono il Nord America volevano la terra. In New England essi accerchiarono i villaggi dei nativi americani e ne massacrarono gli abitanti mentre dormivano. Mentre dilagava verso occidente, il genocidio veniva giustificato e sostenuto ai massimi livelli. George Washington ordinò la totale distruzione degli insediamenti e della terra degli Irochesi. Thomas Jefferson dichiarò ch le guerre della sua nazione contro gli Indiani sarebbero proseguite finché ogni tribù non fosse stata «sterminata o sospinta al di là del Mississippi». In Colorado, nel corso del massacro di Sand Creek, nel 1864, truppe paludate sotto bandiere di pace trucidarono gente disarmata, uccidendo bambini e neonati, mutilando i corpi e strappando alle vittime i genitali per farne borse da tabacco o appenderli come ornamento ai loro cappelli. Theodore Roosevelt definì questo evento «un’azione legittima e giovevole come quelle che accadevano solitamente sulla frontiera».
La mattanza non è finite: il mese scorso il Guardian riportava che in Amazzonia occidentale dei rancheros brasiliani, dopo aver ridotto in schiavitù parte dei membri di una tribù della foresta, avevano tentato di uccidere i superstiti (3). Cionondimeno, i più grandi atti di genocidio della storia difficilmente turbano la nostra coscienza collettiva. Forse è questo che sarebbe accaduto se i Nazisti avessero vinto la seconda guerra mondiale: l’Olocausto sarebbe stato negato, giustificato o minimizzato nello stesso modo, e continuato. Le nazioni responsabili — Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti ed altri — non accetteranno il confronto, ma le soluzioni finali perseguite nelle Americhe sono state di gran lunga più efficaci. Coloro che le commissionarono o le avallarono sono e restano eroi nazionali o religiosi. Coloro che cercano di stimolare la nostra memoria sono ignorati o condannati.
Questo è il motivo per cui la destra odia Avatar. Sul Weekly Standard, di orientamento neocon, John Podhoretz lamenta che questo film assomiglia a uno di quei «western revisionisti» in cui «gli Indiani diventano bravi ragazzi e gli americani teppisti» (4). Dice anche che questo spingerà gli spettatori a «fare il tifo per la disfatta dei soldati americani per mano dei ribelli». Ribelli è una parola interessante per definire il tentativo di resistere a un’invasione: ribelle, come selvaggio, è il termine con cui definiamo qualcuno che ha qualcosa che noi vogliamo. L’Osservatore Romano, organo ufficiale del Vaticano, ha già bollato il film come «nient’altro che una parabola anti-imperialistica e anti-militaristica» (5).
Ma perlomeno la destra sa che cosa attacca questo film. Sul New York Times il critico liberal Adam Cohen celebra Avatar perché difende il bisogno di sapere la verità (6). Esso rivela, dice lui, «il ben noto principio del totalitarismo e del genocidio — che è più facile opprimere quelli che non vediamo». Ma con meravigliosa e inconscia ironia egli deforma l’ovvia dirompente metafora, e sostiene che il film prende di mira le atrocità naziste e sovietiche. Siamo diventati tutti esperti nella nobile arte di non vedere.
Concordo con i critici di destra sul fatto che Avatar è grossolano, stucchevole e banale. Ma esso ci parla di una verità più importante — e più pericolosa — di quelle contenute in mille film indipendenti.

Note:
1. David E Stannard, 1992. American Holocaust. Oxford University Press. Salvo diversa indicazione, tutti gli eventi storici qui menzionati sono tratti dal libro in questione..
2. http://www.latimes.com/news/local/la-me-miracle28-2009aug28,0,2804203.story
3. http://www.guardian.co.uk/world/2009/dec/09/amazon-man-in-hole-attacked
4. http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/017/350fozta.asp
5. http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/2802155/Vatican-hits-out-at-3D-Avatar.html
6. http://www.nytimes.com/2009/12/26/ opinion/26sat4.html

Fonte: lo spazio Web di Alessandra Colla: http://www.alessandracolla.net/?p=368

mercoledì 6 gennaio 2010

Coloni americani vs nativi: lo scontro di due culture




da: http://www.terranauta.it

Articolo di Francesco Bevilacqua

Mentre scrivo è il 29 dicembre. La stessa mattina di 119 anni fa si compiva uno dei più orrendi e infami massacri della sanguinosa storia americana: i soldati del maggiore Whitside aprivano il fuoco con le loro micidiali mitragliatrici Hotchkiss sui membri della tribù Miniconjou di Piede Grosso, la maggior parte dei quali donne, bambini e anziani, impossibilitati a difendersi poiché la sera prima erano stati privati delle armi e dei cavalli. Il bilancio non ufficiale parla di circa 300 morti, in quella che ancora oggi viene considerata una battaglia, nonostante si sia trattato solo e soltanto di un tiro al bersaglio e i pochi soldati americani morti siano caduti sotto il fuoco amico. Quel tragico avvenimento segna la fine del trentennio della “soluzione finale” – come la chiama Dee Brown nel suo celeberrimo libro intitolato proprio Seppellite il mio cuore a Wounded Knee –, ovvero quelle tre decadi in cui la pratica del colonialismo interno tanto cara alla dottrina Monroe venne applicata con più abnegazione e intransigenza, nel nome di quel destino manifesto che ancora oggi gli Stati Uniti utilizzano, seppur con diverse forme di propaganda, come scusa per espandere i loro interessi nel mondo.
Se i coloni del diciannovesimo secolo erano animati da una sorta di arrogante senso di superiorità – derivante un po’ dal retroterra rigidamente puritano da cui provenivano, un po’ da un presunto primato culturale e spirituale rispetto ai nativi –, oggi l’eccezionalismo americano è un mero pretesto che cela mire economiche e geopolitiche.
Tralasciando in questa sede le implicazioni più recenti, vorrei concentrarmi brevemente su quel funesto trentennio durante il quale non solo due popoli si contesero con le armi una grande terra, ma si scontrarono e confrontarono due civiltà dalle anime totalmente antitetiche.
Una delle differenze che maggiormente demarcano questa opposizione è proprio il radicamento verso la Terra e il rapporto con essa. I coloni americani, già deterritorializzati in quanto calati in un contesto che non apparteneva a loro e animati da una ferma volontà di rottura con il proprio paese d’origine, avevano un approccio decisamente materialista verso il suolo che hanno mangiato ai nativi nei corso dei quattro secoli di colonizzazione: per loro l’unica cosa che contava erano gli acri di campi, le miglia di piste e il numero e le dimensioni delle città che venivano costruite. Nulla era la considerazione per chi abitava quel luogo prima di loro, esseri senzienti o meno.
La battaglia di Little Big Horn, vinta dai Lakota, si svolse nell'ambito della guerra della Black Hills
Per i nativi invece il valore della loro Terra non era quantificabile né tanto meno monetizzabile e un tale pensiero era addirittura illogico, non contemplato dalla loro cultura. A questo proposito sono emblematiche le parole di Capo Giuseppe dei Nez Perces, rivolte al governatore americano che gli proponeva un trattato con cui negoziare la proprietà della loro Terra: «La Terra e io siamo dello stesso parere, le dimensioni della Terra e le dimensioni dei nostri copri sono le stesse». Neanche il più convinto degli ecologisti profondi saprebbe forse trovare un modo così efficace e al tempo stesso semplice per spiegare il rapporto simbiotico che legava queste genti al suolo che calpestavano e che, come loro stessi rimarcavano – «Io non ho mai detto che la Terra è mia per farne ciò che mi pare, l’unico che ha il diritto di disporne è chi l’ha creata», continuava Capo Giuseppe –, non era una loro proprietà ma un dono del Grande Spirito di cui usufruire secondo le proprie esigenze.
Il concetto di limite, collegato a quello di necessità, era fondamentale per i nativi. Non si abusava mai di quello che la Terra offriva e veniva consumato solo ciò che era strettamente necessario alla sopravvivenza. I bisonti abbattuti venivano sfruttati in ogni loro parte – la carne per l’alimentazione, la pelle per riscaldarsi, le corna e le ossa per costruire utensili – e all’uccisione seguiva una particolare cerimonia animata dai sentimenti di rammarico per la morte dell’animale e di gratitudine per il sostentamento che esso offriva. La caccia in generale era caratterizzata da una forte ritualizzazione e anche dal punto di vista biologico si inseriva in un ciclo naturale perfettamente equilibrato.
Il concetto di preservazione, opposto allo spreco, era applicato anche agli uomini: i conflitti fra le diverse tribù avvenivano spesso ma non erano quasi mai cruenti e mortali; durante la lotta si usava “contare i colpi” – ovvero avvicinarsi il più possibile e colpire – anziché abbattere l’avversario, sia per dimostrare valore in battaglia – l’avvicinamento e la messa a segno del colpo ravvicinato erano molto più difficili dell’assestamento di un colpo, pur mortale, da grande distanza – sia per fare sì che scaramucce dovute a questioni in fin dei conti secondarie non causassero morti inutili, gravando sulle forze della tribù.
Questa ritualità fu ovviamente abbandonata nel corso delle guerre combattute con i bianchi, i quali non conoscevano affatto il valore e l’etica guerriera che era invece fondamentale per i nativi. Ciononostante, furono diverse le battaglie che gli indiani vinsero, grazie a un’abilità in combattimento e a una conoscenza del territorio che sopperivano all’inferiorità dal punto di vista delle armi e degli equipaggiamenti. La più celebre è certamente la battaglia di Little Big Horn, in occasione della quale i Lakota inflissero una storica sconfitta all’esercito americano guidato dal tenente colonnello Custer, che seguì di pochi giorni un’altra grave disfatta riportata dalle truppe del generale Crook sul fiume Rosebud.
Cavallo Pazzo, fu un grande condottiero dei Lakota Oglala e ultimo capo, insieme a Toro Seduto, a preferire la libertà e rifiutare incondizionatamente il confino nelle riserve.
La sconfitta di Little Big Horn ebbe diverse conseguenze, che riflettono abbastanza bene l’indole e l’approccio dei due popoli. Prima di tutto, dopo anni di angherie ed eccidi (il massacro del Sand Creek risale a 12 anni prima, la strage del Washita a 8 anni prima), il governo americano parlò di brutalità e crudeltà dei Lakota, i quali dopo la battaglia compirono le uccisioni e le mutilazioni rituali, considerate inaccettabili dal punto di vista militare e culturale dagli occidentali. La reazione più istintiva degli americani fu poi ancora peggiore: non poterono accettare di essere stati sconfitti da “selvaggi”, da una piccola minoranza che da decenni cercavano di spazzare via con la loro colonizzazione interna. La guerra della Black Hills – nell’ambito della quale si svolse la battaglia di Little Big Horn – fu comunque vinta e gli Stati Uniti riuscirono a sfruttare i giacimenti auriferi situati nel territorio sacro delle Paha Sapa, ma il valore storico e culturale di quell’episodio è vivo ancora oggi.
L’artefice di quella grande vittoria fu Cavallo Pazzo, grande condottiero dei Lakota Oglala e ultimo capo, insieme a Toro Seduto, a preferire la libertà e rifiutare incondizionatamente il confino nelle riserve.
Qualche giorno fa è stata inaugurata in South Dakota la statua più grande del mondo. La sua realizzazione – ancora incompiuta – è curata dallo scultore Korczak Ziolkowski (deceduto alcuni anni fa) e dalla sua famiglia e raffigura proprio Crazy Horse. Ruth, moglie di Korczak, ha rifiutato diverse volte un contributo statale di circa 10 milioni di dollari per il compimento dell’opera, nonostante per il suo completamento ci sia bisogno di oltre 16 milioni. Non ha potuto accettare soldi da chi, poco più di un secolo fa, ha compiuto uno dei più grandi genocidi della storia nel bel mezzo della “terra delle opportunità”, che ha comprato nel corso degli anni con sangue e oro. Nonostante rifiutando quel contributo Ruth Ziolkowski abbia probabilmente rinunciato alla sola possibilità di portare a termine il lavoro del marito, probabilmente ha fatto la scelta giusta. D’altra parte, come disse proprio Cavallo Pazzo, «non si vende la Terra sulla quale la gente cammina».

martedì 29 dicembre 2009

La politica



Ner modo de pensà c'è un gran divario:
mi' padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;

de tre fratelli, Giggi ch'er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so' monarchico, ar contrario
de Ludovico ch'è repubbricano.

Prima de cena liticamo spesso
pe' via de 'sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là... Pare un congresso !

Famo l'ira de Dio ! Ma appena mamma
ce dice che so' cotti li spaghetti
semo tutti d'accordo ner programma.

Carlo Alberto Salustri (TRILUSSA)

sabato 12 dicembre 2009

CORAZON DEL TIEMPO


PROIEZIONE SPECIALE
LUNEDI’ 14 DICEMBRE
Pescara – Cinema S. Andrea
H 16.40/18.40/21.15

Il film che ti porta nel cuore dello zapatismo

CORAZON DEL TIEMPO
v.o. spagnola con sottotitoli in italiano

Il primo film d’amore realizzato con le comunità indigene del Chiapas e interpretato e prodotto dagli zapatisti

Ingresso: 5,00 euro
Soci Movimentazioni: 4,00 euro

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con YA-BASTA! Roma e il ricavato sarà devoluto alle comunità indigene del Chiapas

Prima del film sarà proiettato un breve trailer del viaggio in Chiapas dell’Associazione Movimentazioni per realizzare il progetto finanziato dalla Regione Abruzzo “Camminare domandando … dov’è il Cinema?”

lunedì 16 novembre 2009

Comunicato stampa di Emergenza Ambiente Abruzzo




Mancano 46 giorni alla scadenza della moratoria sul Centro Oli di Ortona
Dalla Regione ancora nessun atto concreto.
Sentire l'Assessore Regionale all'Ambiente Daniela Stati parlare del petrolio in Abruzzo è senz'altro un avvenimento eccezionale per tutti coloro che, comitati,associazioni, semplici cittadini, dall'atto del suo insediamento, non hanno fatto altro che chiederle di dire
qualcosa sull'argomento che preoccupa la popolazione abruzzese, ma che sembra
esulare dalle sue competenze e perfino dai suoi pensieri.
I riflettori della stampa nazionale sono puntati sul progetto di petrolizzare metà della regione Abruzzo.
Ieri, sia il Corriere della Sera che La Repubblica hanno dedicato
ampio spazio al tema, trasformando quella che sembrava una questione
ortonese/abruzzese in un caso nazionale.
Il Corriere titola: "Battaglia
biparistan contro le trivelle" e spiega al resto d'Italia che la popolazione è
stata straordinariamente compatta ed attiva nel denunciare, nell'esigere
risposte, e nello spronare il Ministero dell'Ambiente a bocciare progetti
petroliferi presenti e futuri.
Di fronte a questa enorme partecipazione popolare, Emergenza Ambiente Abruzzo, rete di sessanta associazioni civili, ambientali e culturali, rinnova la propria richiesta a Gianni Chiodi ed a Daniela Stati di pronunciarsi in maniera chiara riguardo le iniziative concrete
che la Giunta regionale vorrà intraprendere, quando mancano solo 46 giorni alla
scadenza della moratoria regionale, fissata per il 31 dicembre 2009.
Emergenza Ambiente Abruzzo ricorda di aver richiesto al Presidente Chiodi un incontro da mesi senza mai essere ricevuta. È scandaloso che un Presidente eletto dai
cittadini e pagato dai cittadini non trovi il tempo di confrontarsi con loro!
Daniela Stati riferisce al Corriere della Sera - ma non ai cittadini che invano
la interrogano da dieci mesi – che: "Stiamo mettendo in piedi una serie di
iniziative per portare avanti quello che il presidente Chiodi ha promesso in
campagna elettorale". Ed aggiunge: "Ad oggi io le posso parlare di una volontà
politica. E non mi sembra poco".
È invece molto poco! Emergenza Ambiente Abruzzo ritiene che sia antidemocratico non rendere partecipe la popolazione di queste iniziative e considera del tutto insufficiente una non meglio specificata volontà politica, peraltro disgiunta dai fatti.
Emergenza Ambiente Abruzzo rinnova la richiesta di incontro e chiede che venga immediatamente approvata una moratoria di trenta anni sulle operazioni di trivellamento e di estrazione di idrocarburi sul suolo regionale che, come ricorda l’Assessore,
dovrebbe essere la terra dei parchi.
Ricordiamo la legge Marzano, la 239 del 2004, stabilisce all’articolo 1 che “Lo Stato e le Regioni … garantiscono … l’adeguato equilibrio territoriale nella localizzazione delle infrastrutture energetiche, nei limiti consentiti dalle caratteristiche fisiche e geografiche
delle singole regioni... nonché la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, e
del paesaggio, in conformità alla normativa nazionale, comunitaria e agli
accordi internazionali”. Dove per equilibrio territoriale si intende una
distribuzione “equa” su tutto il territorio nazionale. La Regione Piemonte,
invece di esprimere semplici giudizi politici, agisce anche in virtù di quella
legge.

http://blog.libero.it/emergenzambiente

EMERGENZA AMBIENTE ABRUZZO
Maria Rita D'Orsogna -Docente della CSUN Los
Angeles
mobile: 001 310 570 5591
Dante Caserta -Consigliere Nazionale WWF
mobile: 335 8155085
Angelo Di Matteo -Presidente Legambiente Abruzzo
mobile:
347 8489363
Claudio Censoni -Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni
Mobile : 349/1000165

venerdì 13 novembre 2009

''Non processate Bob Marley''




La procura di Udine mette sotto accusa il Rototom Sunsplash festival e la stessa musica reggae

Che nell'Italia berlusconiana si stia diffondendo un pesante clima culturale di intolleranza verso il dissenso e verso il diverso non è una novità. Ma che si arrivi a condannare e a proibire un tipo di musica in quanto pericoloso per la società suona assurdo e allarmate anche per i nostri bassissimi standard, un grottesco anacronismo che fa il paio con la notizia della rinascita in Italia del Ku-Kux-Klan.

Stiamo parlando del clamoroso attacco sferrato dalla Procura di Udine contro il festival di musica reggae più famoso d'Europa, il Rototom Sunsplash, che da dieci estati si tiene al Parco del Rivellino di Osoppo (sei precedenti edizioni si erano svolte in altre località friulane): un appuntamento musicale e culturale che ogni anno attira in Friuli le principali star mondiali del genere, esponenti del mondo culturale italiano e straniero e oltre 150mila persone che vengono dai cinque continenti per vivere dieci giorni di ritmi in levare in un atmosfera solare e cosmopolita di pace e fratellanza.

Un attacco clamoroso e inquietante perché nell'atto di incriminazione recapitato al presidente dell'associazione Rototom organizzatrice dell'evento, Filippo Giunta, e a diversi amministratori comunali di Osoppo rei di aver concesso l'autorizzazione del parco, la Procura udinese non si limita a contestare la violazione dell'articolo 76 della discussa legge Giovanardi-Fini che vieta di adibire un luogo pubblico, o di consentire che venga adibito, a "luogo di convegno di persone che ivi si danno all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope". Il pm, nel suo avviso di iscrizione al registro degli indagati, non si ferma alle accuse contro il festival e i suoi organizzatori, ma si spinge a criminalizzare "le suggestioni culturali riconducibili all'ideologia rastafariana che prevede l'associazione tra musica reggae e marijuana". E' la stessa cultura musicale reggae ad essere considerata intrinsecamente fuorilegge.

Un precedente che, in linea teorica, giustificherebbe il divieto di organizzare un qualsiasi concerto di musica reggae, una serata reggae in un locale o magari anche solo una festa reggae tra amici, poiché queste rappresenterebbero tutte, automaticamente, occasioni di violazione della legge. Perché non incriminare per favoreggiamento al consumo di droghe l'intera industria musicale reggae, dalle case discografiche ai cantanti? Perché non aprire anche un'inchiesta postuma contro Bob Marley per istigazione all'uso di stupefacenti?

Proprio "Non processate Bob Marley" sarà lo slogan della manifestazione organizzata dall'associazione Rototom a Udine per questo venerdì, 13 novembre: una manifestazione a difesa non solo del Sunsplash festival, ma della stessa musica reggae e della libertà d'espressione, sempre più a rischio nel nostro paese.


Per adesioni e contatti: freedom@rototom.com

Prima sono venuti a prendere gli zingari, e noi non abbiamo protestato perché non eravamo zingari; poi sono venuti a prendere gli ebrei, e noi non abbiamo protestato perché non eravamo ebrei; poi sono venuti a prendere i comunisti, e noi non abbiamo protestato perché non eravamo comunisti; poi sono venuti a prendere gli omosessuali, e noi non abbiamo protestato perché non eravamo omosessuali; infine sono venuti a prendere noi, e non c'era più nessuno capace di protestare. (Martin Niemöller)

martedì 10 novembre 2009

Il denaro pesa più dell'acqua - Alex Zanotelli
















da: http://www.terranauta.it/

"E’ stato uno shock per me sentire che il Senato, il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua. E così il Senato vota la privatizzazione dell’acqua, bene supremo oggi insieme all’aria! E’ la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari. La politica è finita! E’ il trionfo del Mercato, del profitto. E’ la fine della democrazia" .

salva l'acqua: firma l'appello on line!
http://www.acquabenecomune.org/

lunedì 2 novembre 2009

La Vergogna:

"il profondo e amaro turbamento interiore che ci assale quando ci rendiamo conto di aver agito o parlato in maniera riprovevole o disonorevole"

Lea Del Greco, consigliere circoscrizionale al quartiere di Castellammare (Idv), ha consegnato la lettera di Salvatore Borsellino e le 10 domande del popolo delle agende rosse; nel video è possibile vedere la risposta del nostro dipendente pubblico gasparri.

Di seguito riportiamo le 10 domande consegnate:
1) Pensa che Borsellino sarebbe d’accordo con la presenza di circa 10 parlamentari condannati in via definitiva tra le fila del PDL?

2) Pensa che Borsellino sarebbe d’accordo sulla presenza di Dell’Utri in Parlamento?

3) Pensa che Borsellino avrebbe condiviso l’affermazione di Berlusconi per cui Mangano era un eroe?

4) Pensa che Borsellino avrebbe condiviso l’eventualità di una candidatura come quella di Cosentino in Campania?

5) Pensa che Borsellino avrebbe condiviso la candidatura di Mastella, già indagato, alle europee e la sua elezione?

6) Si ricorda che nel 1994 lei affermò che “Di Pietro è un mito” anche quando i giudici del pool entrarono negli uffici della Fininvest? Ha forse cambiato idea?

7) Che ne pensa del lodo Alfano? Sarà dunque contento della sua bocciatura? Se Berlusconi ha tempo per andare con le escort troverà anche il tempo per difendersi, non crede?

8) Perché l’Italia è stata condannata 4 volte dai tribunali (Corte di Giustizia europea, Corte Costituzionale, Tar del Lazio, Consiglio di Stato) per la vicenda Europa 7/Rete 4 anche dopo la legge che porta il suo nome? E perché l’Italia in quanto a libertà d’informazione è scesa al 49° posto nel 2009?

9) Pensa che Borsellino sarebbe stato d'accordo con il mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose come richiesto dal Prefetto di Latina e dallo stesso ministro Maroni?

10) Pensa che Borsellino avrebbe condiviso i continui attacchi alla magistratura da parte di Berlusconi (si ricorda “fare i giudici è da disturbati mentali” da Repubblica 2003) e degli esponenti del PDL, tra cui l’accusa di follia ai magistrati che indagano sulla strage di via D’Amelio?

....., sicuramente queste dieci domande fanno più male di 100 pugni...

video

giovedì 24 settembre 2009

RESTA DI STUCCO CON IL BARBA TRUCCO...


Evadete e moltiplicatevi. In senato la maggioranza approva lo scudo fiscale che estende il condono anche ai reati di riciclaggio, falso in bilancio e corruzione...
come sempre:
FORZA ITAGLIA!

martedì 15 settembre 2009

IL PAESE DELL'INFAMIA...



Giovanni Impastato

La Lega e la memoria di Peppino Impastato

C’era da immaginarselo, mancava solo la scintilla e la bomba del
contrasto tra la nostra realtà e la Lega sarebbe scoppiata. Il Sindaco
di Ponteranica con la sua decisione autoritaria e antidemocratica di
cancellare dalla Biblioteca del paese il nome di Peppino ha avvicinato
il cerino alla miccia. Da tempo non riuscivamo a tollerare
l’atteggiamento di questo partito di esaltati che ha finito per
condizionare le sorti della nostra democrazia.
Sembra quasi paradossale che un paese come il nostro destinato anche
dalla sua posizione geografica all’accoglienza e agli scambi
interculturali, alla fusione delle etnie e ad essere la porta d’Europa
verso l’Oriente e l’Africa sia finito nelle redini di questi nuovi
barbari senza radici e senza cultura.
E’ logico che tali soggetti non conoscano affatto l’importanza della
memoria storica e delle battaglie civili condotte in terra italiana e
considerino Peppino e la sua lotta come un rifiuto ingombrante da
eliminare che ricorda troppo un vecchio passato politico fatto di
ideali, di sogni, di sconfitte e piccole rivoluzioni. Un passato che,
in realtà, non ha mai smesso di esistere, ma che rivive nella
determinazione di quanti continuano ad impegnarsi perché credono
nell’alternativa possibile alla degenerazione sociale e politica e
vengono continuamente calpestati da questi politicanti populisti,
ignoranti, incapaci di democrazia. Sembra quasi che il mondo politico
oggi raccolga quanto di peggiore ci sia nella società e soprattutto la
Lega funziona perfettamente da pattumiera, riciclando anche qualche
fascista che già puzza di marcio. Immaginate un Borghezio o un
Calderoli qualsiasi ricoprire un qualsiasi altro ruolo o occupazione
lavorativa, chessò all’ufficio postale o alla bancarella del mercato,
come cameriere al ristorante o come addetto alla reception di un
albergo; come autista di un autobus o ancora come infermiere che
accolga al pronto soccorso: riuscirebbero a dimostrare quella minima
comprensione, quella minima pazienza o tolleranza che sono necessari
per relazionarsi con le persone e superare anche le piccole
difficoltà? Immagino di no.
Ecco, Peppino era l’esatto contrario, aveva sì grinta da vendere e
forza d’animo, ma sapeva investirla in operazioni costruttive, la
nutriva con i suoi sogni, che trasmetteva anche agli altri al
contrario di chi sparge invece incubi e angoscia. Peppino ascoltava,
recepiva, accoglieva a braccia aperte, come fece con l’unico ragazzo
mulatto che girava a Cinisi negli anni ’60, figlio di una relazione di
una cittadina del paese con un soldato afro-americano che da giovane
disadattato ed emarginato divenne uno dei suoi migliori compagni di
lotte e divertimenti al mare.
Possibile che il popolo italiano sia caduto così in basso da accordare
il proprio appoggio a chi sta compiendo ancora oggi nel 2009 terribili
atti razzisti e criminali, costringendo migliaia di nostri simili ad
una sicura morte nelle acque del Mediterraneo o all’abbandono nei
campi di segregazione libici e nelle prigioni dove la tortura è il
pane quotidiano? Possibile che siamo così pronti a portarci sulla
coscienza il peso di così tante vite spezzate o distrutte?
Sono contento che un partito come la Lega sia contrario alla memoria
di mio fratello, perché in effetti nulla ha a che fare con loro e con
la loro voglia di sopraffazione e di violenza, con la vergognosa
segregazione consumata ai danni non solo dei migranti, ma anche dei
cittadini del meridione, degli omosessuali e di quanti non rientrino
nei loro standard: alto, biondo, camicia verde e spirito folle e
sadico. Cos’è questo, il nuovo hitlerismo, oltre che il nuovo
fascismo? Davvero è cambiato solo il colore delle insegne?
Non ci rendiamo nemmeno conto che questi che si dicono conservatori e
tutori delle tradizioni e delle culture locali, in realtà, stanno
cancellando tutto lo spirito tradizionale che animava le nostre
comunità, tutte le nostre sonorità, il nostro bagaglio di culture e di
gioie, sostituendolo con stronzate sulla falsa origine celtica dei
padani, simboli e bandiere senza radici storiche e leggende che
sembrano inventate da un sceneggiatore di film di serie c o di scarse
fiction televisive.
Voglio ancora sperare che tutto questo possa sparire, che gli Italiani
abbiano ancora un briciolo di orgoglio per ribellarsi, per liberare il
paese da quelle storture che sono la mafia al sud e la lega al nord,
rifacendoci all’ignoranza di quanti sostengono che la criminalità
organizzata sia un problema esclusivamente meridionale.
Per questo invito tutti il 26 settembre a Ponteranica, non solo per
difendere la memoria di Peppino, ma anche la dignità di questo paese.

lunedì 7 settembre 2009

PER NON DIMENTICARLA


Ci è sembrato doveroso ricordare in questo blog la figura di Teresa
Sarti, presidente e fondatrice insieme a Gino Strada di Emergency
(www.emergency.it), venuta a mancare prematuramente nel corso della
settimana.
In un paese dove regna la fiction e l'ipocrisia, ci sono ancora
persone che quotidianamente meriterebbero di essere menzionate dai
giornali e dalle tv per il loro impegno disinteressato nell'aiutare i
meno fortunati.
Teresa Strada era una di queste. La sua vita andrebbe insegnata nelle
scuole e dovrebbe essere d'esempio per tutti, in particolare per le
nuove generazioni.

mercoledì 26 agosto 2009

OMICIDI SUL LAVORO

Il governo Berlusconi ha emanato il D.Lgs 03/08/2009 nr 106 che ha modificato sostanzialmente il D.Lgs 09/04/2008, nr 81 “Testo unico in materia di sicurezza”.
Leggendo le modifiche ci siamo accorti immediatamente di un aspetto molto preoccupante:

Il nuovo decreto prevede la diminuzione delle pene previste per singoli reati ad esempio:

  • L’art. 55 sanzionava il datore di lavoro che ometteva la valutazione dei rischi con l’arresto da 4 a 8 mesi in alternativa con l’ammenda da 5.000 a 15.000 €, mentre il nuovo decreto emanato dal governo Berlusconi prevede l’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 2.500 a 6.400 €;
  • Le sanzioni previste dall’art. 68 a carico del datore di lavoro sono state ridotte della metà.
Quasi tutte le modifiche hanno riportato un alleggerimento delle responsabilità o delle pene per il Datore di lavoro. La scelta di ridurre le sanzioni appare ancora più paradossale se si considera che all’art. 59 le sanzioni per i lavoratori sono rimaste invariate.

Ci chiediamo come è possibile depenalizzare i colpevoli di morti tragiche, violente, delitti commessi da persone che subordinano la dignità del lavoro e dell’uomo al Profitto ? Non sono "Morti Bianche", sono Omicidi di persone che lottano per portare il Pane a casa e per arrivare ad una pensione che non arriva mai.

Il nostro Blog con questo articolo vuole denunciare il significato simbolico di questa inaccettabile rivisitazione che il governo Berlusconi ha apportato al sistema sanzionatorio di una legge così importante:

in un momento in cui il Governo in materia penale elabora provvedimenti per inasprire le pene nei settori dell’immigrazione, della circolazione stradale, delle molestie, della violenza sessuale,

la sicurezza sul lavoro è l’unico settore in cui invece si ritiene opportuno diminuire il carico sanzionatorio


Non dimenticheremo mai tutte le persone morte sul lavoro, i veri eroi di questo sistema infame.
Combatti Abruzzo

Dedicato a:

  • Nicola, 48 anni, è morto a Villanova di Cepagatti: l’operaio stava lavorando sul tetto di un capannone su una lastra di plexiglass quando questa si sarebbe rotta causando la caduta a terra dell’uomo dopo un volo di nove metri (14/08/2009)
  • Daniele, 22 anni, è morto schiacciato dalla macchina tritasassi in un cantiere di triturazione di inerti, in contrada Salino, nel territorio comunale di Tortoreto Lido (Teramo). (24/07/2009)
  • Alfio, 51 anni, è morto a Castellafiume: mentre eseguiva lavori di scavo in una vecchia stalla con un mezzo meccanico, e’ rimasto schiacciato dal ribaltamento del mezzo. (13/07/2009)
  • Berardino, di 73 anni, è caduto dal rimorchio carico di balle di fieno ed è morto per le ferite riportate. L’incidente è avvenuto tra i campi di Marano dei Marsi, frazione di Magliano, a pochi chilometri da Borgorose. (21/06/2009)
  • Gaetano, 42 anni, è morto nelle campagne di Controguerra, nel Teramano, travolto dal suo trattore (30/05/2009)
  • Valentino, 71 anni, e’ morto nelle campagne di Frisa (Chieti), schiacchiato dal trattore: stava lavorando in un terreno di sua proprieta’ in localita’ Tenente di Frisa, quando in un tratto particolarmente scosceso ha perso il controllo del mezzo che si e’ ribaltato, schiacciandolo (26/05/2009)
  • Carlo, 45 anni è morto dissanguato dopo essere stato agganciato agli arti fino al bacino dalle lame di una motozappa nell’Alto Vastese in località Padula (10/05/2009)
  • Tullio, 43 anni, lavorava a bordo di un escavatore in un cementificio lesionato dal sisma dell'aquila. Sceso dal mezzo, è stato travolto dalle macerie (24/04/2009)
  • Quintino, 56 anni, e’ morto nelle campagne di Cupello schiacciato dal trattore con cui stava lavorando a Montalfano (15/03/2009)
  • Gabriele, 33 anni, uno dei tre cantonieri Anas travolti da un autotreno sulla Strada Statale 80RAC “Teramo-mare”, mentre era al lavoro in un cantiere mobile regolarmente segnalato (23/02/2009)
  • Antonello, 30 anni stava lavorando con uno schiacciasassi ed è stato colpito alla testa da un tubo di ferro che si è sganciato improvvisamente colpendolo con forza tra collo e nuca, e uccidendolo sul colpo. L’incidente è avvenuto in località Collerotondo, nel comune di Lettomanoppello. L’uomo lavorava per una ditta che gestisce la cava mineraria di Collerotondo, nella quale si estraggono materiali calcarei e sassi destinati al cementificio del vicino comune di Scafa. (27/01/2009)
  • Vincenzo, 70 anni, titolare di una ditta di autotrasporti, è morto a San Giovanni Teatino (Chieti): dopo aver aperto lo sportello di guida, è scivolato dalla cabina ed è finito sotto le ruote del mezzo che lo hanno schiacciato uccidendolo sul colpo. (05/01/2009)

(Fonte www.mortisullavoro.wordpress.com)






mercoledì 5 agosto 2009

Il Senato spegne il sole

La maggioranza approva la mozione presentata da D’Alì - Gasparri che classifica il termodinamico come fonte costosa, poco utile e non «compiutamente ecologica». Così i finanziamenti rischiano la totale cancellazione.

Articolo di Simonetta Lombardo tratto da www.terranews.it

E proprio nel giorno in cui l’Enea presenta un piano per il taglio delle emissioni dei gas serra e della dipendenza energetica basato anche sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, il governo fa a se stesso la sorpresa di cancellare o almeno di offuscare il solare termodinamico. In altre parole, la più italiana delle scelte nel campo delle energie alternative: idee, ricerca, addirittura industrie sono di marca nostrana, visto che è stato il Nobel Carlo Rubbia a rimettere in pista una tecnologia basata sull’antica idea degli specchi di Archimede.

Ieri il Senato ha infatti approvato la mozione proposta dal Pdl e firmata tra gli altri da D’Alì, Gasparri, Dell’Utri, Nania e Orsi che condanna senza mezzi termini il solare termodinamico o a concentrazione, bollandolo come tecnologia costosa, poco utile e addirittura non «compiutamente ecologica » e mettendo a rischio i finanziamenti al suo sviluppo. Una bella compagnia dell’ombrello, quella che individua nel sole un nemico da combattere.

Il senatore siciliano D’Alì (Pdl) è stato l’interprete massimo della teoria negazionista in campo climatico, con la mozione che escludeva - di fronte al giudizio del mondo della scienza pressoché compatto e quasi in concomitanza con lo svolgimento del G8 Ambiente a Siracusa - la realtà del cambiamento climatico e del contributo dell’attività umana. Il senatore Orsi è l’autore della proposta di legge che consente la caccia ai minorenni e ne amplia i limiti di tempo e di carniere. La presenza di Maurizio Gasparri e Domenico Quagliariello, presidente e vicepresidente del gruppo Pdl, assicura l’imprimatur del governo a un’iniziativa che al di là delle formule ecologiste taglia le gambe al solare a concentrazione.

Così, scorrendo la mozione votata a maggioranza dall’aula di Palazzo Madama, si scopre che il problema del termodinamico è legato al siting: occorrono 120 ettari per una produzione assimilabile a quella di due reattori nucleari che però occuperebbero - secondo i senatori Pdl - 65-70 ettari. Spazio, si potrebbe dire, sottratto alla costruzione di ville e villette, visto che - come ricorda la mozione - occorrono zone soleggiate e vicine a sorgenti d’acqua, ideali per un villaggio vacanze.

Inoltre, la tecnologia non sarebbe «compiutamente ecologica» perché presupporrebbe la copresenza di un generatore di energia tradizionale, visto che durante le ore di buio la centrale non andrebbe. Ma il solare a concentrazione dovrebbe evitare proprio questo, attraverso il riscaldamento ad altissime temperature del fluido con il sistema degli specchi che appunto “concentrano” la radiazione solare.

In altre parole, non c’è nessun bisogno di affrancare una centrale a combustibile fossile a quella termodinamica: un’informazione che manca ai senatori della maggioranza. E poi, ammoniscono i presentatori della mozione, la tecnologia trent’anni fa non ha funzionato ma anche qui pare che ci siano carenze informative. «Non si tratta della stessa tecnologia », ricorda Vincenzo Ferrara, dell’Enea. «In realtà il solare a concentrazione è uno dei pochi settori in cui abbiamo un vantaggio comparativo, nella ricerca e nella diffusione: a imporla all’attenzione del mondo è stato Rubbia all’epoca in cui era presidente dell’Enea».

L’attuale presidente dell’Enea, Luigi Paganetto ritiene «singolare» che si riducano gli incentivi al termodinamico, su cui «siamo leader nel mondo». E singolare è anche il fatto che nella mozione si ricordi che «nonostante l’incentivazione introdotta dal governo italiano 15 mesi fa (ministro Pecoraro Scanio, ndr) non risulta che a oggi ci siano domande di erogazione dell’incentivo». Forse i senatori non sanno che quei fondi, circa 90 milioni, sono in attesa di determinazioni che dovrebbero provenire dalla direzione Ricerca e sviluppo del ministero dell’Ambiente. Sarebbe meglio informarsi prima di tagliare via il solare.

29 Luglio 2009

lunedì 3 agosto 2009

Il terremoto perfetto

video

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 19


mercoledì 29 luglio 2009

Se fosse Eternit???

Sempre lungo il fiume Pescara




Se fosse Eternit tutte le persone che si avvicinano a questa discarica potrebbero essere esposte a fibre di amianto!!!
Per chi non lo sapesse le fibre di amianto (oltre all'asbestosi) possono provocare un tumore: mesotelioma pleurico che si manifesta a distanza di c.a. 15-45 anni e ha un decorso di 1-2 anni. Il tumore è caratterizzato da aggressività e resistenza alle comuni terapie, consente una sopravvivenza media di 7,7 mesi (range 1-72) dal momento della diagnosi.
Nella zona di Casale Monferrato e nell'intera Provincia di Alessandria si contano più di 1600 morti per esposizione ad amianto:
"Benché sin dagli anni sessanta si sapesse che le fibre di amianto provocano il mesotelioma pleurico, a Casale Monferrato e Broni le fabbriche di Eternit e Fibronit continuarono a produrre manufatti sino al 1986 (1992 per Broni), tentando di mantenere i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni (sopratutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l'attività dello stabilimento e quindi dei profitti (sempre loro). In particolare a Casale Monferrato i morti e i contaminati da amianto saranno migliaia, anche perché lo stabilimento disperdeva con dei potenti aeratori la polvere di amianto in tutta la città, causando la contaminazione anche di persone non legate alle attività produttive dell'eternit"
Oggi i vertici della Fabbrica Eternit sono stati rinviati a giudizio per disastro doloso.

I nostri amministratori (quelli che noi paghiamo per amministrare) e gli enti di controllo (quelli che noi paghiamo per controllare) non possono continuare ad ignorare questo stato di degrado ambientale (Gli amici di www.chietiscalo.it avevano gia provveduto a segnalare la situazione il 18-04-2009).
Salviamo il fiume...Combatti Abruzzo!!!